Filosofia dell’Open Source, di GNU/Linux, e in particolare di Ubuntu

23 05 2010

GNU/Linux: free as in freedom

Come promesso, dovevo scrivere la guida all’installazione di Ubuntu 10.04 LTS Lucid Lynx. Ma prima è il caso di fare una breve introduzione…

Ubuntu è un sistema operativo nato nel 2004, grazie all’idea di Mark Shuttleworth, reduce di un recente viaggio di piacere nello spazio, costatogli svariati milioni di dollari. Dello sviluppo di Ubuntu si occupa la sua azienda: Canonical LTD. Ubuntu non è un sistema operativo vero e proprio. È una variante di GNU/Linux; distribuzione, in gergo tecnico.

Il nome Ubuntu deriva da un antico detto zulu: «umuntu ngumuntu ngabantu», che significa «io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti». Questo identifica perfettamente ciò che la comunità di Ubuntu è.

I pregi di Ubuntu – GNU/Linux:

  • È gratuito. Non si spende una lira per installarlo, si può addirittura installarlo da una chiavetta USB, per risparmiare un CD (cosa che tra l’altro assicura maggior velocità di installazione 😉
  • È open source. Per la maggior parte degli utenti, questo vuol dire poco o niente. In realtà ciò è fondamentale. Significa libertà infinita! Significa che chiunque può trovare un errore, un modo per migliorare, un bug, e segnalarlo all’intera comunità.
  • La comunità, appunto. Migliaia di persone in ogni Paese hanno GNU/Linux. Grazie ai forum, è possibile domandare aiuto, chiarimenti, delucidazioni. Pensate alle enormi possibilità che questa comunità offre!
  • L’assenza di virus. Sì, di virus per GNU/Linux ne esistono pochissimi, e non sono quasi neanche considerati tali. Inoltre, voglio sfatare un mito che sembra circolare tra i “falsi espertissimi” di GNU/Linux: non è vero che non esistono virus per questo OS perché c’è poca gente che lo usa. Stiamo scherzando? I più grandi hacker/cracker utilizzano sistemi UNIX-based. Il merito va a due importanti fattori: la struttura del kernel e l’apertura delle sorgenti. «L’architettura di un sistema operativo Linux lascia, infatti, poca o nessuna libertà d’azione ad un programma nocivo. Anche se un programma nocivo sfruttasse una falla, l’architettura del sistema operativo ne impedirebbe l’utilizzo, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, e il danno rimarrebbe circoscritto nell’home directory dell’utente che ha causato il danno»[wiki]. L’apertura delle sorgenti perché chiunque, come dicevo prima, può guardare se c’è qualcosa che non va. Se si trova una falla di sicurezza nel sistema, subito viene segnalato agli sviluppatori, che immediatamente correggono la falla, e rilasciano un aggiornamento. Non si sa con precisione quanti siano in realtà i virus per GNU/Linux, sta di fatto che sono sicuramente meno di una cinquantina.
  • La varietà di distribuzioni. Già, perché esistono una miriade di distribuzioni, ognuna più o meno diversa dall’altra! Ognuno può provare tutte quelle che vuole, finché non trova quella che più sente sua.
  • La facilità di installazione. Non ci crederete, ma, mentre nel mondo degli utenti Windows/Mac esiste il luogo comune “non installo Linux perché dopo non sono capace di usare il terminale per installare i programmi”, in realtà per installare la maggior parte dei programmi è sufficiente aprire il nuovo Ubuntu Software Center (prima “Aggiungi/Rimuovi”) e cercare l’applicazione. Quindi è più facile ancora che in Windows, dove bisogna andare sul sito del produttore del programma, scaricarlo, cercare l’eseguibile nella cartella e installarlo (Avanti, Accetto, Avanti, Avanti, Avanti, Avanti, Avanti, Installa, Riavvia).
  • Il terminale. Sì, uno dei più frequenti incubi dei neofiti è anche lo strumento più potente che l’user ha a disposizione. Non esiste qualcosa che non possa essere fatta con il terminale, che in realtà offre una precisione dei comandi incontestabile. Soprattutto pensate alla gente che chiede aiuto nei forum di supporto. Invece che dire “clicca qui, dopo fai così, clicca di nuovo qua, digita questo e riavvia”, dargli semplicemente un comando da incollare nel terminale. Fantastico.
  • La frequenza di aggiornamento della distribuzione: Ubuntu è aggiornata con frequenza imposta ogni 6 mesi, mentre ogni 2 anni (di solito) si ha la versione LTS (Long Term of Support=Lungo Termine di Supporto), che invece di 18 mesi di supporto (le versioni normali), hanno 3 anni di supporto. (Parlo delle versioni desktop)
  • La sua stabilità. Ubuntu è basato sul kernel Linux e ciò lo rende molto stabile, soprattutto rispetto alla famiglia dei sistemi operativi Microsoft Windows. Non soffre, ad esempio, di problemi di frammentazione del file system, oppure l’installazione o la disinstallazione di applicazioni non sporcano il sistema o ne rallentano l’avvio o la chiusura. Inoltre il blocco di un’applicazione, nella maggior parte dei casi, non blocca l’intero sistema.

Spesso gli sviluppatori di Ubuntu sono stati accusati di scarsa attinenza alla reale filosofia del nome di Ubuntu, in quanto talvolta sono state implementate nelle corrispondenti versioni della distribuzione delle modifiche, a detta degli utenti, non richieste. È il caso che sta scuotendo la comunità in questo periodo: a poche settimane dal rilascio di Ubuntu 10.04 ci sono molti utenti che si domandano perché le icone di chiusura, massimizzazione, e minimizzazione siano state spostate a sinistra. Copia del Mac, dice qualcuno. Ma non sarebbe stupido? Perché copiare dal Mac OS solo per il gusto di farlo? Dichiara Mark Shuttleworth in questo suo articolo, che lo spostamento è terapeutico a una futura aggiunta degli windicators, che ancora si deve capire bene cosa saranno.

Ma molti non lamentavano il fatto solamente per lo spostamento (facilmente risolvibile, comunque: ALT+F2: “gconf-editor”, INVIO, apps>metacity>general>button layout, e inserisco “menu:minimize,maximize,close”), ma soprattutto per la decisione poco “democratica” effettuata da Shuttleworth. Ora, secondo la mia umile persona, se qualcuno pensa che esista qualcosa che possa portare a un miglioramento, e dispone dei mezzi per effettuarlo, perché non lasciarlo provare? Al massimo si rimette tutto com’era prima. In questo caso, non è stato Shuttleworth a tradire la filosofia Ubuntiana, ma gli utenti che l’hanno criticato. E scusate la schiettezza 😉

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One response

24 05 2010
Mamma

Bravo, è interessante, perfino per me 😉 , e anche ben scritto, con tono spigliato. Inaccessibili, invece, gli articoli più “tecnici”; immagino che per gli appassionati siano oro colato, ma per me… sono “troppo”!

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